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Macedonia del Nord: l’emendamento costituzionale che blocca l’adesione all’UE

Analisi – L’adesione della Macedonia del Nord all’UE resta bloccata da una condizione imposta nel quadro negoziale europeo: l’inclusione della minoranza bulgara nella Costituzione macedone riconoscendola come popolo costitutivo. Una disputa storica diventata ostacolo comunitario.

LE RADICI STORICHE DEL NODO COSTITUZIONALE

Il cuore del contenzioso tra Skopje e Sofia ruota attorno a una disputa storica e culturale che riguarda le origini della lingua macedone e l’identitĂ  nazionale. Quando la Jugoslavia si dissolse nel 1991, la neonata Repubblica di Macedonia proclamò l’indipendenza nel medesimo anno e fu ammessa all’ONU nel 1993 con il nome provvisorio di Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia. Da subito, però, si trovò a gestire varie tensioni con i vicini, Grecia e Bulgaria, relative a questioni identitarie e culturali e al riconoscimento e alla tutela delle reciproche minoranze.  

Prima dell’impasse del 2020 con Sofia, la Macedonia del Nord aveva rilanciato il dialogo con i vicini, alimentando speranze di piena integrazione euro-atlantica. Il Governo socialdemocratico di Zoran Zaev, succeduto nel 2017 al decennio nazionalista di Nikola Gruevski, aveva puntato su due dossier cruciali.
Con la Grecia firmò nel 2018 l’Accordo di Prespa, accettando il cambio del nome statale in “Repubblica della Macedonia del Nord”, per distinguersi dalle regioni greche di Macedonia e fugare i sospetti di appropriazione culturale sull’eredità storica di Alessandro Magno. In cambio, la Grecia riconobbe ufficialmente il nuovo Stato e rimosse il proprio veto ai percorsi di adesione a NATO (cui la Macedonia del Nord avrebbe ufficialmente aderito il 27 marzo 2020) e UE.
Con la Bulgaria sottoscrisse nel 2017 un Trattato di amicizia che prevedeva cooperazione politica, tutela delle reciproche minoranze e la creazione di una commissione storica mista per affrontare le divergenze interpretative su eventi e figure condivise, come il patriota rivoluzionario Goce Delčev. Tuttavia, il mancato avanzamento dei lavori della commissione e i contrasti sull’identità linguistica e culturale hanno alimentato nuove tensioni, fino al veto ufficiale posto da Sofia nel 2020 sull’avvio dei negoziati di adesione all’UE da parte della Macedonia del Nord.

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Fig. 1 –  L’allora Primo Ministro greco Alexis Tsipras (a destra) e l’allora Primo Ministro macedone Zoran Zaev celebrano lo storico accordo sul nome della Macedonia durante la cerimonia di firma al Lago di Prespa, 17 giugno 2018

IL VETO BULGARO: QUANDO UNA DISPUTA BILATERALE DIVENTA CRITERIO COMUNITARIO

Il processo di adesione all’UE richiede che ogni fase, dall’inizio dei negoziati all’apertura e chiusura dei cluster, ottenga l’approvazione unanime di tutti gli Stati membri nel Consiglio dell’UE: ogni Paese ha perciò la possibilitĂ  di fermare o influenzare l’intero processo con richieste di natura politica.

Dal dicembre 2020, la Bulgaria (membro UE dal 2007) ha esercitato questo potere per impedire l’avvio dei negoziati con la Macedonia del Nord. La richiesta di Sofia era chiara: la modifica della Costituzione macedone per includere, tra le minoranze riconosciute, i cittadini di origine bulgara. Nel giugno 2022, sotto la pressione della presidenza francese del Consiglio e con le garanzie legate al Trattato di Amicizia del 2017, la Bulgaria ha revocato il veto, aprendo la strada ai negoziati e alla prima conferenza intergovernativa.

Tuttavia, questo apparente passo in avanti si è trasformato in un vicolo cieco diplomatico: la revoca del veto ha permesso l’avvio formale, ma ha portato il Consiglio dell’UE ad approvare all’unanimità, il 18 luglio 2022, un quadro negoziale che incorpora le richieste bulgare come condizioni vincolanti per tutte le parti. Quella che era una disputa bilaterale (revocabile da un solo Paese) è diventata un requisito normativo europeo: l’apertura del primo cluster, i Fondamentali, dipende dall’adozione degli emendamenti costituzionali richiesti.

Nonostante  l’obiettivo dichiarato del Governo macedone sia attualmente quello di procedere con l’adesione all’UE, la questione risulta delicata. Alla difficoltĂ  formale di raggiungere in Parlamento un’approvazione a maggioranza qualificata (80 voti su 120) necessaria per l’emendamento costituzionale, si aggiunge quella politica: l’attuale Governo conservatore guidato da Hristijan Mickoski ha costruito gran parte del suo consenso attorno alla difesa dell’identitĂ  nazionale e teme che la modifica venga percepita come una resa. Il Primo Ministro macedone ha posto come condizione garanzie irrevocabili da parte della Bulgaria, bloccando così il dialogo con Bruxelles.

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Fig. 2 – Il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa (a sinistra), la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen (a destra) e il Primo Ministro della Macedonia del Nord Hristijan Mickoski (al centro) al vertice UE–Balcani occidentali a Bruxelles, Belgio, 17 dicembre 2025

IL DOCUMENTO SULL’ALLARGAMENTO 2025

Il report sull’allargamento del 4 novembre 2025 delinea un quadro che mostra chiaramente alcuni progressi, ma, al contempo, mette in luce ritardi piuttosto evidenti in altri ambiti. Lo screening per tutti e sei i cluster, iniziato dopo la prima Conferenza Intergovernativa del 19 luglio 2022, è stato completato il 7 dicembre 2023, e tutti i relativi rapporti sono stati presentati al Consiglio.

Da un lato la Commissione mette in evidenza aspetti positivi: la Macedonia del Nord resta pienamente allineata con la politica estera e di sicurezza comune dell’UE (PESC), inclusa la posizione sulla guerra d’aggressione della Russia contro l’Ucraina, confermando di essere un partner affidabile. Inoltre, a novembre 2024, lo Stato ha firmato un Partenariato di Sicurezza e Difesa con l’UE.

Il Paese ha attivamente partecipato al nuovo Growth Plan per i Balcani Occidentali e ha adottato la sua Reform Agenda, che prevede finanziamenti europei condizionati all’attuazione di riforme strutturali in ambiti chiave come la governance, la transizione verde e digitale, il capitale umano e lo Stato di diritto.

D’altro canto, sul fronte della democrazia, la revisione del Codice elettorale di marzo 2024 è stata giudicata molto limitata e non trasparente, senza alcun progresso nell’affrontare le raccomandazioni in sospeso dell’OSCE/ODIHR e della Commissione di Venezia.

Inoltre, sul tema dello stato di diritto e dei diritti fondamentali, il Paese si trova tra un livello di preparazione “nullo” e “moderato” e, nel complesso, non si è registrato alcun progresso.

Il Rule of Law Report 2025 conferma ritardi significativi in:

• Indipendenza giudiziaria e autonomia finanziaria complessiva del sistema giudiziario, minate dalle interferenze e dalle pressioni di altri rami dello Stato, inclusi i tentativi del Parlamento di esercitare pressione sui membri del Consiglio Giudiziario affinché si dimettano.

• Lotta alla corruzione: non ha fatto progressi e rimane una questione di seria preoccupazione. L’incriminazione (che ha portato alle dimissioni) del Presidente della Commissione Statale per la Prevenzione della Corruzione (SCPC) ha messo in discussione la credibilitĂ  dell’Istituzione stessa.

• LibertĂ  dei media: è stato fatto solo progresso limitato. Il quadro giuridico che disciplina i media non è ancora pienamente allineato all’acquis dell’UE, in particolare con l’European Media Freedom Act (EMFA); sussistono preoccupazioni riguardo alla trasparenza della proprietĂ  dei media.

Il nodo centrale resta, infine, che non è stato fatto alcun tentativo di adottare gli emendamenti costituzionali (riferiti alle Conclusioni del Consiglio del 18 luglio 2022), necessari per includere nella Costituzione i cittadini che fanno parte di altre popolazioni, come i bulgari. Il Consiglio ha delineato che l’apertura dei negoziati sul primo cluster (i Fondamentali) è subordinata all’adozione di tali modifiche costituzionali.

Se la Macedonia del Nord, uno dei pochi Paesi stabilmente filo-europei della regione, perde fiducia, l’intero disegno strategico dell’allargamento nei Balcani rischia di implodere, lasciando spazio ad attori rivali.

Maria Grazia SaccĂ 

Maria Grazia SaccĂ 
Maria Grazia SaccĂ 

Dovessi descrivermi con un aggettivo userei curiosa. Sono una studentessa di Scienze Politiche a cui piace leggere, informarsi e immergersi nella realtà circostante.  Il mio desiderio è non solo quello di sapere  cosa accade, bensì perchè accade e come ciò può avere ripercussioni sul nostro presente e sulla nostra quotidianità.

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